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L'ultima foto prima della crisi
C’è una fotografia scattata a Parigi nel 1933 che sembra documentare un momento di compattezza. Nove uomini raccolti intorno a un centro invisibile. Tristan Tzara, Paul Éluard, André Breton, Hans Arp, Salvador Dalí, Yves Tanguy, Max Ernst, René Crevel e Man Ray. È un’immagine ordinata. Quasi ufficiale. Ma è, in realtà, una fotografia prima della fine. A scattarla è Anna Riwkin-Brick , giovane fotografa svedese attiva tra Parigi e l’Europa continentale. Non è una semplice osse

arthia.
24 febTempo di lettura: 2 min


Elsa von Freytag-Loringhoven. La baronessa che forse ha cambiato l’arte moderna
Nel 1917 un orinatoio capovolto viene presentato alla Society of Independent Artists di New York. È firmato R. Mutt . L’opera si intitola Fountain . Da oltre un secolo la attribuiamo a Marcel Duchamp , e quel gesto è diventato l’atto fondativo dell’arte concettuale: l’oggetto industriale scelto e dichiarato opera. La storia ufficiale è elegante: Duchamp compra un orinatoio alla J. L. Mott Iron Works, lo firma, lo invia alla mostra, viene rifiutato, nasce il ready-made. Ma la

arthia.
24 febTempo di lettura: 2 min


Perché esporre ciò che si vuole distruggere? Il paradosso delle immagini condannate
Monaco, luglio 1937. In due sedi diverse della città si aprono due mostre. Da una parte la Große Deutsche Kunstausstellung (Grande Mostra d’Arte Tedesca), inaugurata ufficialmente da Hitler nella Haus der Deutschen Kunst: arte accademica, corpi atletici, maternità ariane, paesaggi ordinati. L’ideale visivo del regime. Dall’altra, a pochi passi di distanza, la mostra Entartete Kunst — “Arte degenerata”. Non è un’esposizione neutra. È un atto politico. Oltre 650 opere confisc

arthia.
24 febTempo di lettura: 2 min


Il corpo come spettacolo
Partiamo da lei. Dalla foto più famosa, eppure misteriosa: nessuno sa con certezza chi scattò l’immagine di Maud Stevens Wagner. Ma quell’inquadratura ha fatto quello che fanno le icone: ha smesso di essere solo un ritratto ed è diventata un simbolo. La “Gioconda dei tatuaggi”, sì. Solo che qui lo sguardo non è un enigma romantico: è una dichiarazione. Alla fine dell’Ottocento il corpo non è solo presenza fisica. È dispositivo economico. Negli Stati Uniti e in Europa, i freak

arthia.
24 febTempo di lettura: 2 min


Il cinema gioca a scacchi con l’arte
Nel 1924 il cinema decide di smettere di comportarsi bene. Entr’acte , diretto da René Clair per il balletto Relâche di Francis Picabia, nasce come intermezzo: un film da proiettare durante l’intervallo di uno spettacolo dei Ballets Suédois al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. Ma l’intervallo diventa l’opera. E l’opera diventa detonatore. Siamo nel cuore della Parigi dadaista. Picabia scrive il balletto come provocazione. Erik Satie compone una musica volutamente framment

arthia.
11 febTempo di lettura: 1 min
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